Giudiziaria

Il maxi incendio alla Omnia di Licata, due indagati non rispondono: Famà nega tutto

Due indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere mentre un terzo ha negato le accuse

Pubblicato 6 mesi fa

Al via gli interrogatori di garanzia degli indagati raggiunti da misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta sul maxi incendio doloso avvenuto nel gennaio scorso al deposito della ditta di rifiuti Omnia di Licata. Si tratta di Carmelo D’Antona, 39 anni, di Ravanusa, Mario Antona, 24 anni, di Ravanusa, e Cristoforo Famà, 41 anni, di Licata. I primi due, difesi dagli avvocati Carmelo Pitrola e Calogero Meli, hanno scelto la via del silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il terzo, invece, ha risposto alle domande del gip Micaela Raimondo negando le contestazioni mosse a suo carico.

Famà e D’Antona sono attualmente sottoposti alla misura cautelare della custodia in carcere, ritenuti rispettivamente ideatore ed esecutore del rogo doloso. Antona, che invece si trova ai domiciliari, è accusato di estorsione. L’inchiesta, durata oltre dieci mesi, ha fatto luce non soltanto sull’incendio alla Omnia ma anche su uno spaccato di criminalità e violenza tra Ravanusa, Licata e Campobello di Licata. Il pm Alessia Battaglia ha chiesto altre 11 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati che saranno sentiti dal gip Raimondo in un interrogatorio preventivo secondo quanto previsto dal recente decreto Nordio. 

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