Lorena Quaranta
Il femminicidio di Lorena Quaranta approda (di nuovo) in Cassazione. I legali di Antonio De Pace, l’ex fidanzato condannato tre mesi fa all’ergastolo per avere ucciso l’aspirante medico favarese, hanno depositato il ricorso chiedendo ai giudici ermellini di annullare la sentenza emessa dalla Corte di assise di appello di Reggio Calabria. Gli avvocati Bruno Ganino e Salvatore Staiano, in una memoria di quasi trenta pagine, contestano aspramente la decisione dei giudici di appello che, negando la concessione delle attenuanti generiche, hanno inflitto il carcere a vita al loro assistito. Si va, dunque, verso un altro – doloroso – capitolo giudiziario. L’ennesimo.
La difesa dell’infermiere calabrese, in particolare, lamenta “una motivazione illogica, contraddittoria, apodittica; specialmente carente e in acuizione di avversità con la sentenza di Cassazione che, rinviando, richiedeva, in specie, che nel commisurare la pena venisse tenuto conto dell’ influenza della condizione psicoemotiva vissuta dal De Pace.”
E ancora, secondo i legali di De Pace, la Corte di assise di appello non avrebbe risposto al quesito della Cassazione (che aveva annullato l’ergastolo chiedendo se e in quale misura lo stress da covid avesse eventualmente inciso) ma lo avrebbe raggirato non entrando nel merito. La difesa contesta la decisione di non concedere le attenuanti alla luce di una “valutazione negativa della modalità dell’azione, condotta successiva e antecedente all’arresto, personalità dell’imputato”. Infine, l’ormai noto “stress da covid” che per gli avvocati Ganino e Staiano è stato “impropriamente sintetizzato”.