Giudiziaria

La sparatoria con omicidio a Villaggio Mosè, il processo (al momento) si divide in due 

La sparatoria nella concessionaria di Villaggio Mosè culminata nel sangue con la morte del trentottenne di Palma di Montechiaro Roberto Di Falco

Pubblicato 17 ore fa

Il procedimento, almeno per il momento, si divide in due. Un imputato – che negli scorsi mesi ha parzialmente collaborato con gli inquirenti facendo ritrovare la pistola – sceglie la via dell’abbreviato. Gli altri due, invece, formalizzeranno la strategia processuale non appena le difese conosceranno le motivazioni (depositate lo scorso 18 marzo) con le quali la Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Agrigento sulla fase cautelare del procedimento. È ripresa questa mattina, davanti il gup Giuseppa Zampino, l’udienza preliminare a carico dei tre imputati coinvolti nell’inchiesta sulla sparatoria avvenuta lo scorso anno nella concessionaria “AutoxPassione” al Villaggio Mosè, una spedizione punitiva culminata nel sangue con la morte del trentottenne di Palma di Montechiaro Roberto Di Falco.

Il quarantunenne Calogero Zarbo (difeso dall’avvocato Antonio Impellizzeri), l’uomo che nei mesi scorsi ha fatto ritrovare la pistola semiautomatica ritenuta l’arma del delitto, è stato ammesso al rito abbreviato e per lui il processo proseguirà il prossimo 16 maggio con la requisitoria del pubblico ministero. Sul banco degli imputati siedono altre due persone: si tratta di Angelo Di Falco, 39 anni, fratello della vittima e Domenico Avanzato, 36 anni. Per loro (difesi dagli avvocati Santo Lucia, Giovanni Castronovo, Giuseppe Barba e Antonio Ragusa) è stato disposto un rinvio all’8 aprile quando i difensori sceglieranno il rito. Il figlio del titolare della concessionaria si è costituito parte civile tramite l’avvocato Salvatore Cusumano.

Una vicenda complicata così come il suo iter giudiziario.  Agli imputati vengono contestati gravi reati: tentato omicidio, porto abusivo di arma da fuoco e soprattutto una particolare fattispecie di omicidio, quella “per errore”. I fatti sono noti e così ricostruiti. Il 23 febbraio dello scorso anno quattro palmesi compiono quella che gli inquirenti ritengono una spedizione punitiva nei confronti di Lillo Zambuto, titolare della concessionaria “AutoXPassione” al Villaggio Mosè. Alla base della “punizione” impartita al rivenditore di auto, aggredito nel piazzale della concessionaria, il pagamento di un’auto con un assegno risultato poi scoperto. Durante quei concitati momenti, ripresi in gran parte dalle telecamere, viene estratta una pistola da cui parte un colpo che ferisce mortalmente proprio Roberto Di Falco. 

Per la Procura di Agrigento a premere il grilletto è stata la stessa vittima dopo che Zambuto, come dichiarato dallo stesso, era riuscito con una mossa imparata durante il servizio militare a girare la canna dell’arma verso il suo aggressore. Il tribunale del Riesame ha annullato questa specifica contestazione: pur condividendo pienamente la ricostruzione storica degli avvenimenti, ritiene sostanzialmente inidonea la formulazione del capo di imputazione e, in particolare, la sussistenza della fattispecie di omicidio per errore. Una valutazione che riguarda più la forma che il merito.  La procura di Agrigento, dopo aver chiuso le indagini, ha ribadito la tesi originaria: fu un omicidio per errore. Intanto la pistola che sembrava svanita nel nulla, ritenuta l’arma del delitto, è stata ritrovata grazie alle parziali dichiarazioni agli inquirenti di uno degli imputati. Zarbo, infatti, ha indicato il luogo esatto in cui era stata occultata una semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa ottenendo così i domiciliari.  

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