I magistrati scioperano contro la riforma della giustizia: “A rischio autonomia del pm”
I vertici del Palazzo di Giustizia di Agrigento hanno parlato ad una platea di giovani (e non soltanto) per ribadire il no alla riforma della giustizia
Anche i magistrati agrigentini hanno scioperato contro la riforma della giustizia che prevede, tra le altre cose, la separazione delle carriere. Un’assemblea aperta, a cui hanno partecipato tante scolaresche oltre all’avvocatura e alle cariche civili e militari della provincia, si è tenuta questa mattina nell’aula Livatino del Palazzo di giustizia. Uno sciopero – hanno ribadito i magistrati – per la Costituzione e a difesa dei principi fondamentali e non per difendere interessi di corporazione o di categoria piuttosto per il concreto e serio pericolo che la riforma della Costituzione oggi in discussione.
A parlare ad una platea di giovani (e non soltanto) il procuratore della Repubblica, Giovanni Di Leo, il presidente della seconda sezione penale, Wilma Angela Mazzara, il giudice e presidente dell’Anm Agrigento, Manfredi Coffari, e il capo della sezione Gip/Gup, Giuseppe Miceli. Tutti, articolandone i motivi, hanno espresso la loro contrarietà alla riforma. Il Ddl Nordio, approvato in prima battuta alla Camera e adesso in discussione al Senato, prevede non soltanto la separazione delle carriere tra pm e giudici ma rivoluziona anche il metodo di elezione di entrambi i futuri Csm prevedendo anche l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, un nuovo organismo che si occuperà della funzione disciplinare al momento di competenza del Consiglio Superiore della Magistratura.
Su quest’ultimo aspetto è stato piuttosto chiaro e netto il procuratore Di Leo che non ha usato mezzi termini: “Un’alta corte disciplinare solo per i magistrati ordinari, che tra l’altro giudica sulle proprie decisioni, non è soltanto una aberrazione giuridica ma è in diametrale contrasto con l’art.107 della Costituzione che vieta di istituire giudici speciali.” A fargli eco è stato il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Agrigento, il giudice Manfredi Coffari: “Crediamo che questa riforma non apporti alcun miglioramento al sistema giudiziario e processuale italiano ma potrebbe togliere indipendenza e autonomia al pubblico ministero. Noi vorremmo che il pm rimanesse nello stesso ordinamento giudiziario insieme ai giudici così come è previsto attualmente dall’architettura costituzionale del sistema giudiziario italiano.”
Il presidente della sezione Gip, Giuseppe Miceli, ha invece ribadito come la separazione delle carriere sia una scelta sbagliata da perseguire sia per una questione prettamente statistica ma anche sostanziale: ad oggi soltanto il 3% dei pubblici ministeri con funzioni requirenti passano a funzioni giudicanti e – in ogni caso – rappresenta un buon metodo per creare una preparazione a tutto tondo dei magistrati. Una separazione che – secondo l’Associazione Nazionale Magistrati – “determinerebbe l’isolamento del pubblico ministero ponendo le premesse per il concreto rischio del suo assoggettamento al potere esecutivo. Tutti i relatori sono poi concordi su un punto: la riforma non stanzia risorse, non colma le carenze di personale, non incide sulla velocità dei processi o sulla qualità delle indagini: in sintesi non risolve i problemi della giustizia italiana.